[ieri...]
Per strada, mattina non troppo calda, after nelle orecchie e a piedi verso la vita guardando ricordi.
La sveglia con “naufragio” nelle cuffiette accostate dolcemente a me mentre dormo, immersa nel caldo della tenda che non sento.
Strana la mancanza di quella sabbia fastiodiosissima, era mista a terra e si infilava ovunque dopo che ci hai messo un’ora a toglierla dalle mutande. Oggi piedi puliti e risvegli senza schiene a fianco, non pensavo esistesse chi più matto di me inventa una sigla alla Ally McBeal.
Scavarsi dentro, conoscerti ogni giorno di più, guardarti e sorridere con una voglia innata che viene da dentro ogni volta.
[ieri?]
Questa voglia di fare la sento e tocco.
La torcia reduce da Ct non smette di illuminarci se non per spogliarci di nuovo in macchina, completamente folle tu, completamente folle io, non ci fermiamo.
Non siamo stanchi della lunga ricerca ricompensata dalla visione del Cretto con quella bianchezza sulla natura, contaminazione incontaminata, un sudario, il suo fascino e i 2 che convergono su filosofie morali land-art.
Il turno di Selinunte in stile “aprite le cucine, fateci la pizza anche se sono le
Palermo
Castelvetrano
Gibellina nuova
Gibellina vecchia
Selinunte
Triscina-3Fontane
Palermo.
Sulle labbra.
(bagnate la mattina presto.)
(cos’altro potrebbe essere?)
(quello che spinge ad affannose complesse condivisioni di questo e quello
con certe persone e non altre.)
[sweetfamily!]
Mi chiami puttana, ti rispondo bastardo.
E’ senza pietà quando devo proteggere lei che amo.
Ah, papà, la macchina ha la marmitta sfondata. La porto dal meccanico?
Perché, ti serve la macchina? No.
(…)
[terror-bad-trip]
Oggi sono i Marta, ma prima anni e tanto altro.
I paradossi di tragich'emi: ansia scombussolata, riandare a quella paura accecante, il senso di imperfezione, quel viaggio di ritorno buio e bagnato a cui penso solo 13 minuti prima di leggerti, mentre parliamo ancora di tutto e di più.
Da certe situazioni si osservano chiare cose... e noi non siamo cieche.
Parole, frasi, pensieri sentiti, modi e vite indosso provati e altri da provare.
'perché tu puoi diventare tutto quello che ti pare. (...)
l'unica cosa che devi fare è
massacrare-massacrare
le tue paure!'
[domani.]
Riempio con cura le valigie e le imbarco.
Ho felpe-cadeau per ricordare, ma non ce n’era bisogno, mi sa.
Intanto ti aspetto per la colazione.
Siamo pronte a partire, a rapire il mondo, complici e pazze di lui.
E poi forse (forse) anche a tornare.
Tra 6 ore sul Kurfurstendamm.
[Attenzione:
questo è un post-logorrea.]
g.: "mi dai la carta igienica?"
e.: "...ah, vuoi il latte?"
L’insight serale decreta che ridere = vivere, non posso dire di star bene con qualcuno se non gli rido addosso di gusto. Allora spulcio foto per l’ennesima volta, ne avremo fatte un centinaio e tutte flashanti, non mi vedo spesso così, se non con le mie donne.
27/07, il tuo primo viaggio, il mio primo viaggio con te: per 4 giorni l’inconscio smette di difendersi e realizza ciò che ha progettato con tutti i 34 denti in mostra (lui ne ha 34.) ...l’inutilità delle parole non può spiegare ciò che ha visto da dentro.
Saliamo su una punto inverosimilmente carica per 2 come noi, o almeno questa è l’apparenza; la prima destinazione è facile, la tenda cresce turgida e sola di un azzurro-cielo fin troppo cielo, divoriamo il tabulè in notturna e via.
Da lì in poi, la Persecuzione-Misterbianco (seguitelo, vi impedirà di arrivare dove dovete arrivare, ovunque voi vogliate arrivare!). Sta di fatto che alle 21:28 Tremestieri è nostra con un’ora di ritardo, oggi siamo in 4x3 bottiglie di vodka appositamente predisposte dalla sottoscritta in fase “l’alcol cura tutti i miei mali e mi farà cantare anche se non so cantare, e mi farà cadere da uno scivolo anche se non vorrei cadere”. Entra Manuel in rosso, coltelli viola su uno sfondo blu, si inizia anche se sanguino, e stavolta è proprio vero.
Mi ascolto e mi guardo, ti ascolto e ti guardo, ma lo stupore in fondo era già iniziato qualche ora fa. L’emozione è tanta, così uniti da esaurire le parole, e come al solito non lo sapevo -almeno non io-, cadere altre volte è inutile: non lo sento, mi sento ME se ancora salto... “puoi finger bene, ma so che hai fame”. La fine arriva presto e crolliamo a terra, indi in car la cintura in faccia e il coma etilico, dopo un’ora ‘l’uomo che non può guidare’ è in fuga, si rifiuta di proseguire, ok, guido io: i miracoli dei miscredenti e siamo in tenda. Il resto ormai è leggenda e ovviamente la mattina dopo la morte sa di alcool, rinasco e quindi sul mare, tra le vie di Catania, birre alle mele, teatro e ancora noi, svegliarsi insieme viso su viso, straperderci&mangiare, l’Etna di un nero vivo, parlare di massimi sistemi e non.
La nostra casa è una tenda leggera per accoglierci, ma sarebbe bastata ad arte, e per tutto. (perfetto, dove il perfetto racchiude il fisiologico imperfetto.)
E’ quasi troppo.
E poi è impagabile, credo, vedere certe espressioni sul viso noto, riflettersi in te, certe telefonate da Pa che fanno sentire che manchi, origliare le urla del mio omìno stupito dentro il verdissimo canotto-blackhole dell’ultimo giorno, fare tutto insieme, fradici e senza peso. “Niente da dire. Sono senza fiato. Decesso per asfissia.”
()
She Loves You (yè yè yè) la urliamo a squarciagola ancora matti di noi e
(adesso
-la guida di Berlino sul tavolo, le donne, i pangoccioli-
mi preparo. Riparto, e Vi porto con me.)

Stasera saltiamo: 5 bambini, gli arti scoordinati e libertà, siv si sdraia, io tocco le punte, la tensione del momento in aria che distende il tuo minicorpo, doz nella sacra sperimentazione si affloscia ferita e si rialza, il brother tenta evoluzioni con le gambe magre e folli, accanto altro omìno-altro salto: rimbalza qui e lì lungo il rettangolo giallopipì con tutte (tutte) le parti del suo metroessessanta.
Corpi pesanti in contrasto coi volti, l'espressione passa per accenni lievissimi, impercettibili increspature, poi linee che si muovono in alto, leggere e graffianti l’inquadratura. Attrito sul pulviscolo elettrostatico che ci circonda.
Spettacolo.
E non abbiamo nulla da invidiare a quel paffuto che salta estraneo insieme a noi, anche i 5 avranno 6 anni o più, i sorrisi dei 6 anni, l’incoscienza dei 6 anni nelle risate sonore.
La fine arriva al momento giusto, i morti e feriti si radunano in spiaggia sotto la vodka rossa e ancora ghiacciata. E’ splendida Mondello stanotte, è splendido lasciare a casa certi pensieri con loro.
...Bisogni.
Perché prima sentivo il tuo fiato su di me, ci riuscivo e mi piaceva; mi piaceva continuare la mia vita, che tu continuassi la tua, ma coi respiri intrecciati, coi pensieri intrecciati, le finestre aperte.
Oggi... ho visto pecore magre e brutte, avrei voluto dirtelo. Okkei, puoi ridere: volevo scriverti una cazzata così cazzata, a te, perché proprio con te è accaduto che la bambina sperduta riscoprisse condivisioni. E poi con l’ansia dentro: “no, non puoi”. Silenzio.
Non sono ancora sveglia, ricordo poco, e adesso voglio svegliarmi con la sua mano piccola sul viso. (la prospettiva dell'intero non prevede sincronia.)
Perché la mattina era bello trovarti sul cuscino in forma di parole. Ma va bene, voglio le brioscine al cioccolato, sentire la pressione della tua pelle sulla mia mentre dormo o faccio finta di dormire per.
Sto cadendo,
e voglio continuare a Saltare.
(amo i sogni di certi bambini.)
Una notte all’expa, caldo africano, proposte sexpunkrock, e poi stavo male; sarà stata la torta al caffè o il rum, è che non ti ho potuto salutare. Nausee.
Stamane pensavo alle prime volte, e sarà stata proprio la nausea.
La prospettiva longitudinale non rende giustizia alla casa di doz, al non casuale vestito rosso a gennaio per la pizza a mensa, al maglione blu decisamente bucato e interessante, alla lasagna verde e alle discussioni sulle varie rigidità che pensavo mi avessero resa assurdamente stupida. La nascita di un qualcosa, amiche-nemiche-amiche, risate, parole e non so che altro.
- carino questo zainetto
- prendimi quando vuoi.
(sognano un cellophane, sucre artigianale e incantevole.)
Momenti. Ciclicamente li elenchiamo sul letto per non dimenticare, sarebbe un peccato.
(lei ha suoi tipici momenti down, ma è fiera.)
In mezzo, un altro laureato, il mio SN felice per lui e triste per me. Ché poi la parte più bella della festa non poteva che essere quella in cui i bambinetti obesi sognatori e il solito spettacolo improvvisato, la donna dai peli alle ascelle, tutti vanno via e se prima timide-un-po’-snob ora al centro a ballare il trash più trash del padrone di casa in kefia orgogliosa.
E’ in questi momenti che tocco come tutto giri, come tutto valga.

Il blog è imperdonabilmente rimasto a giugno, la casa famiglia e le mie droghe succhiano il tempo a disposizione e il giorno non si allunga.
Intanto.
(ho voglia di leggere, scrivere, partire immediatamente con le persone giuste, giuste, verso voci nuove e con quelle rassicuranti accanto.)
Le cose accadono, le vite accadono, me ne accorgo.
6 mesi fa il 2008, la delusione e un lento ritrovarsi come quando ti nasce qualcosa, all’inizio uno stelo, ed è verde, fresco, bella la brina invernale. Lasci stanchi difetti accanto, penose file di candele e fumi sempre più indietro, più; fino ad oggi. Quando a malapena riesco perdonarmi amori malati, una mela, esattamente la bella mela rouge che poi la giri e sotto è nera, marcescibile, la copri impaurita e speri... giorni, rinsecchisce, muore-muori-con-lei, le blatte addosso, il rosso svampito, l’alone sul tavolo resta, cazzo resta.
Con certe persone semplicemente smetti di sentirti; era vuoto. E pensi che eri un angelo e poi una troia, un amore e poi un limite, pensi al dolore, al male più grande, al tempo e ti odi, vergognandoti, tu; una di quelle ladre improvvisate e poi scoperte, il sabato al mercatino di piazzale Giotto.
Ormai il furto è avvenuto, la mela è intaccata, e ogni tanto giù nel pozzo ci scendi ancora a vedere tutto un po’ noir, a scorgere quello che avevi e non hai più perché il pinco pallino qualunque con l’ambizione del narciso divino ha fatto nascere la tua malattia, la tua fragilità. Colpa tua ovviamente, è andata.
()
Adesso ho giorni da leggere, materie nuove da assaporare con la mia voglia dietro, sudare, arrivare; ho città tedesche da fotografare, canzoni tue e poi nostre da cantare in anfiteatri, pomeriggi a lavoro oppure a mare, le tovaglie tese e noi sopra, colori; e serate in una casa finalmente vuota per le nostre risate, insieme in questa voglia antica di nuovi adolescenti: le feste dai selezionatissimi invitati, 2 o 9, con quel gusto di Follia Adorata: a volte manca.
Ma.
Ci sono notti, ore, che non puoi rifiutarti.
Ingoi quel mondo roseato di pusher andati, fratelli a ruota libera, amori assurdi a ballare in 2 al centro di una stanza, il vino sul tavolo o le crepes in forno, atomi impazziti nel bel mezzo di una reazione nucleare. Leggo tutto d’un fiato te e noi in te, stranezze, ‘ma dove le inventano certe cose?’.
E’ perfetto.

"Vedo gli alberi camminare
E la luce del sole che si può mangiare
E le posate che si sposano
E i dischi che si rifiutano di farsi ascoltare
Dalle orecchie sbagliate.”

Camminiamo per la solita via in cui svuotiamo ciclicamente portafogli; i negozi sono lì, ma stavolta andiamo Altrove.
(Emozioni. Conoscenza. Curiosità.)
(Voglia.)
In anticipo, e stranamente, per 2 che forse non hanno il concetto mentale di puntualità. E così l’attesa si carica.
Entrando -ed è come la prima volta, assurdo-, mi invade il profumo, il fascino di tutto questo e il dentro poi mi trema senza coglierne bene il perché.
E’ quasi uno specchio, passa lento mentre parole-non(solo)parole scorrono lungo le 3, scavano. Lei è sulle spine, io osservo scruto ascolto tutto o ciò che posso, entro in me da te. E’ un’altra scena da scatolina.
Questa sera è il turno del Massimo e abbiamo in tutto 3 panini, acqua, libri, musica, e altro. Ci trattiamo bene noi, eh.
A volte si perde la dimensione esteriore per guardare solo in una direzione e scordarsi del resto; ma non siamo del tutto matti e dopo un po’ ci mettiamo un punto, sazi; per ora.
Da bravi, arriviamo dove dobbiamo arrivare, recuperiamo l’improbabile vino delle 21:47, camminiamo vicini; un mondo noto, un mondo ignoto. Il luogo inizia a rilasciare i suoi odori, sapori. La solita città è invisibile, a volte si perde la dimensione interiore per guardare ovunque, ammirare ovunque, stupiti da noi... o dal resto?
Seguiamo percorsi scanditi da lenzuola bianchissime, morbide: lucide, indicano cosa abbiamo da scoprire tra un vicolo e l’altro, e intanto ci tocchiamo, ci scambiamo viaggi mentali, intorno musica e arte.
L’assoluta capacità di modellare le immagini facendo scaturire il dato semplice dell'emozione, della semplicità del sentire.
Finirà così:
la vita è inferno, la vita è arte, il tutto è sogno
e siamo lì in mezzo.
“Noi siamo della materia di cui sono fatti i sogni,
e le nostre piccole vite sono circondate da un grande sonno.”
(W. Shakespeare)
{ai nostri noi ovunque, ai vicoli;
ai viaggi reali e non,
ai compagni trovati,
condivisi.}
Era un anno fa:
Scrivevo di giorni insonni, di lacrime.
Era poetico forse, e anche enormemente triste. E alienante.
(...)
La rabbia che provo oggi a sentire quelle parole con la stessa arroganza, come se nulla fosse sepolto, come avessi sempre gli stessi diritti di morte; la rabbia che ho provato ieri a rileggermi un giugno fa con questi occhi più occhi; la rabbia che ho visto oggi profondersi da una cornetta senza tangermi troppo.
'Cagna randagia '. Già; la consapevolezza c’è... lo ero, lo ero diventata, lo sono rimasta per mesi infinitesimi e divisi, io divisa, tutto pensato ma NON vissuto.
(una notte quasi passata mi uccidevi, senza sangue.)
(e i misteriosi controversi confini che separano il bene dal male...
DOV'ERANO?)
Oggi che ci sono, mi trovo, seni, mani, sentirmi scivolare sulla pelle splendida bianca e abbronzata insieme, e in bocca su lingue rosse le sere da vulve a Ballarò, i miei schizo, le pizze sul letto o le mattine, e prima non mi volevo svegliare.
E’ il gusto di un tutto che avevo perso, sparpagliato, me-insane slatentizzate, papille in tilt, zero sapori; intorpidita.
Scollamenti di me da me, così mi piace dire.
E ora si tratta di essere felice, fiera e felice, di osservare che ho vinto, che so cos’è amore, che so cos’è gioia, senza pensare che morirò presto, senza aspettare che mi ucciderai di te, anzi, lo voglio.
Uccidimi dolce, ti prego, Amore.
“E’ come ritornare bambini
dopo aver ascoltato una fiaba,
ritrovarsi a piangere senza sapere il perché.”
*Clic*
Luce del mattino
Luce di un giorno strano
Pensavi di esser perso
E cambia il tuo destino.
E’ tardi.
Il ‘tac’ del portone ormai è familiare, ma non scontato.
Gambe una dietro l'altra, celeri quanto prima erano lente a salutare, rigirandosi per ore tra intrecci di vario tipo.
E' quasi un rito: verso la car (lì non si sa da quante ore)-chiavi-apro-entro-sguardo su, ciao con la mano dal basso e tengo dentro anche quell’ultimo momento. Accendo. E parto.
Fuori dalla tua porta
Fare la cosa giusta
Essere razionali
Mentre ti gira la testa.
A capofitto nella realtà, alcune notti sulle strade di casa troppo piena per dormire.
Ma stanotte so tutto ed è piacevole: seconda a destra, seconda a sinistra, lunga via pre-stazione, semaforo. L’mp3 noir mi accompagna lungo una via roma semivuota, canto, ballo, passo col rosso, cazzo, sono ancora viva.
Cenerentola torna dal ballo, e magari oggi è quello giusto.
'Ci vuole pazienza.'
Continua a sembrare tutto strano.
Condivisioni telepatico-astrali in cui mai ho creduto.
Ore sul mare, ascolto i rumori, la notte e il giorno.
Non si concede al mondo di girare senza di te, lo sai: chi non gira esce, se porgo mani stanche non posso null’altro.
Le notti scorrono così, e vedi qualcuno piangere (“non è vita falsa, non è vita vera. è tempo. tempo che passa. e basta.”), dentro hai la rabbia; e vedi qualcuno ridere, *Clic*, assorbo tutto, cleptomane di voi, dentro qualcosa che cresce, capelli lunghi ondeggiano vicini su prati noti e non noti: sono sempre diversi certi sorrisi, e non si spreca nulla.
Essere più leggeri
E NON aver PAURA
Se capitasse a Noi
Se capitasse a noi
Se capitasse
a noi
Se
capitasse
a
noi
.
E poi parlare ancora e di tutto, ti lecco, mi lecchi
(fusioni somato-psichiche).
Buongiorno ().
un’altra Buonanotte?
E’ legge che prima o poi incontri chi non puoi non amare, loro che intimamente ti entrano dentro, stupri consenzienti o meno a cui non puoi resistere, anche nell’odio prenderti e obbligarti a spogliarti, NUDA, e ancora infilarti la mano dentro e tirare via tutto, visceralmente lì, esposto su un piatto poco imbandito: sono io, non ho quasi paura,
entra in me, mia dolce Madre.
Conosci quella fiducia enorme che si mette nell'amare qualcuno, nel mettere il tuo muscolo nelle sue mani?
Potrebbe farlo esplodere con la semplice pressione: BAM.
Esseri attorno, c’è chi si diletta.
Li inquadro, accetto, ma senza scordare cosa cerco, io che posso non accontentarmi, è questa la novità.
Perché troppe volte sono stata scaraventata sorridendo in serie B, troppo poco (No)Emi per gli altri, e lei bersaglio facile senza sosta, sì: una pinna al vento... e lo dico con leggerezza. Ma no grazie, oggi NO.
Oggi c’è con chi parlare per ore o piangere afona sulla strada del ritorno, dire tutto e di tutto e di niente, logorrea mentale, sorta di A P O T E O S I.
(lascio che le cose mi portino altrove, non importa dove.)
E amo queste appartenenze sudate, intense, fradice, fisiche, mentali: grazie.
(...)
La fatica e poi i sognatori un po’ goffi conquistano i tulipani.
Una porta aperta piano, l’altalena in zona cielo, compongo puzzle con tante piccole azzurrità a incastro.
Tulipani e voglia stretta dentro; mani lievi sul viso dopo giorni mutili, guardarsi e minuti silenti a fare come già tante volte e in modi nuovi.
La follia di essere tutto e niente, l’amore e l’odio, Catullo aveva le chiavi della vita, l’ho sempre detto.
E voglio baci sudati mentre sopra di me mi inoculi l’asma.
L’altalena è in zona cielo,
e questo è un blog schizoide, ormai lo sapete
che analizzo anche le mutante.
Avrei scritto lettere senza filtro, c’era già il file di word aperto sul desk; non ho fatto in tempo.
Avrei voluto dire tutte quelle cose che poi ho sciorinato singhiozzando al telefono sull’orlo della fine più stupida che potessimo fare.
Volevo provare a esprimere come mi sento, cosa mi sta succedendo in questi giorni; ma ho solo avuto il tempo di scrivere in un banale sms che volevo pensare alle cose importanti.
Le cose importanti... concentrarmi su di me, sul difficile rapporto con una madre che ha troppe cose per essere curata, sullo studio che incombe, su ciò che mi dà serenità; volevo aggiungere anche su di noi, perché ci tenevo a non perderci in liti d’aria o discorsi surreali.
Quello che volevo era porgerti una mano e chiederti di stringerla per camminare. Perché una volta una persona importante mi ha ordinato di CAMMINARE. “Sarebbe bello farlo insieme.”
Si era detto senza filtro e nella paura di toglierlo veramente, questo maledetto filtro, di poi vederti arrabbiato come troppe volte con me autistica su un letto o altrove -poco importa-, alla fine ci siamo persi, abbiamo perso.
Hanno staccato le lucine della dark room.
Sarebbe facile, ora, fare come sempre: ricordare tutto nei minimi dettagli, piangere per ore giorni o mesi magari, addossarmi tutte le colpe, anche quelle che non ho, smettere di mangiare se non poche olive e sorridere solo per far piacere a chi c’è sempre e quasi da sempre, a loro che mi stanno vicino in qualsiasi momento come nessun altro, NESSUNO, ha mai saputo fare.
E in effetti ho iniziato a rivedere i mesi, tutto il vissuto, la meraviglia, la merendina che alla fine non ho mangiato, dimenticata un po’ come me in uno stipetto panormita ancora un po’ sconosciuto.
Adozioni spezzate.
E’ masochismo e va fermato -proprio come l'amare ma rinunciare-, il pensiero di quelle notti in cui ero felice di dormire poco o niente e poi tornare a casa con l'alba e il raffreddore, visto che coperte&vestiti erano andati a fare un giro assieme sul pavimento.
Fermati allora.
Perché l’unica colpa che posso farmi, in mezzo a questi pensieri spezzettati di me che si spargono in giro ancora una volta, è quello di avere un passato difficile, un presente difficile e il sogno di un futuro che desidero semplice.
La colpa che mi posso fare è di essere grande